10.08.19* · 2026-09-28 · 19:47:56
Il codice EER 10.08.19* copre i residui oleosi del trattamento delle acque di raffreddamento nella metallurgia termica dei metalli non ferrosi. Chi lo produce, perché è pericoloso e come inquadrarlo nella gestione rifiuti con RENTRI.
rifiuti prodotti dal trattamento delle acque di raffreddamento, contenenti oli
Il codice 10.08.19* identifica i residui che si formano quando un impianto di metallurgia termica dei metalli non ferrosi diversi da rame, alluminio, piombo e zinco tratta le proprie acque di raffreddamento e trova al loro interno una frazione oleosa. Si tratta in genere di fanghi, schiumature e residui di filtrazione che escono da disoleatori, flottatori o filtri a coalescenza posti a valle dei circuiti di raffreddamento di forni, lingottiere, colate continue e impianti di granulazione.
L'olio arriva nell'acqua per vie prevedibili: perdite dai circuiti idraulici delle presse e dei sistemi di movimentazione, lubrificanti dei rulli, distaccanti applicati agli stampi, trafilamenti dalle guarnizioni delle pompe. Quando il circuito è chiuso il carico di olio si concentra nel tempo e il trattamento delle acque diventa il punto in cui il contaminante viene raccolto e separato.
La collocazione nel capitolo 10 dipende dall'origine termica del processo. Il sottogruppo 10.08 raccoglie i metalli non ferrosi che non hanno un sottogruppo dedicato, come nichel, stagno, magnesio, titanio, cobalto e metalli preziosi. La voce è pericolosa per la presenza di oli e fa coppia con la 10.08.20, riservata agli stessi rifiuti senza oli. Il produttore deve quindi caratterizzare il rifiuto e non presumere la voce non pericolosa.
Sul piano operativo si tratta di un codice discontinuo, legato agli svuotamenti del separatore e ai cambi filtro. Nella gestione rifiuti con RENTRI un gestionale RENTRI aiuta a tenere allineati registro, formulari e giacenze anche quando le movimentazioni sono poche e distanziate nel tempo.
Una fonderia che lavora superleghe a base nichel per componenti di turbine e valvole raffredda forni a induzione, crogioli e conchiglie con circuiti idrici dedicati. Le presse per l'estrazione dei getti e i sistemi di movimentazione funzionano con olio idraulico e piccoli trafilamenti finiscono nelle vasche di raccolta.
Il trattamento delle acque, di solito un disoleatore a lamelle seguito da un filtro, separa la frazione oleosa e produce un fango o una schiumatura che rientra nel codice 10.08.19*. La quantità non è elevata ma la produzione è regolare e va registrata ogni volta che si svuota il separatore o si sostituiscono le cartucce filtranti impregnate.
Gli impianti che recuperano oro, argento e platino da rottami e ceneri tramite fusione e cupellazione usano acqua per raffreddare i forni, le lingottiere e le torri di granulazione del metallo. Le presse di compattazione dei rottami e i mulini a monte della fusione lavorano con oli e grassi che vengono trascinati nel circuito.
Il trattamento delle acque di raffreddamento serve anche a recuperare le polveri metalliche fini, quindi il fango separato ha valore e viene trattato con attenzione. La frazione con olio che non si presta al recupero interno esce come 10.08.19* e va gestita come pericolosa, con analisi di supporto per distinguerla dalla voce 10.08.20.
La fusione del magnesio e la colata in lingotti o in pressofusione richiedono un raffreddamento controllato degli stampi e delle vasche, con circuiti chiusi a torre evaporativa. Gli stampi ricevono distaccanti e i sistemi idraulici delle presse sono soggetti a perdite che si accumulano nelle acque di ricircolo.
Lo spurgo periodico del circuito passa da un impianto di trattamento con sedimentazione e disoleazione. Fanghi e residui oleosi raccolti in questa fase corrispondono al codice 10.08.19*. Questi residui vanno tenuti distinti dalle scorie saline e dalle polveri di abbattimento, che hanno voci proprie nel sottogruppo 10.08, e caratterizzati prima del conferimento.