19.01.10* · 2026-09-29 · 02:16:01
Il codice EER 19.01.10* identifica il carbone attivo esaurito prodotto dal trattamento dei fumi negli impianti di incenerimento e pirolisi di rifiuti. Cosa è, chi lo produce e come tenerlo tracciato con un gestionale RENTRI.
carbone attivo esaurito prodotto dal trattamento dei fumi
Il codice EER 19.01.10* identifica il carbone attivo esaurito che deriva dalla linea di trattamento dei fumi di un impianto di incenerimento o pirolisi di rifiuti. Il carbone attivo viene dosato nei fumi, in polvere insieme a reagenti alcalini oppure in letti fissi, per adsorbire diossine, furani, mercurio e altri microinquinanti organici e metallici prima del camino. Quando la capacità di adsorbimento si esaurisce, il materiale viene scaricato e diventa rifiuto.
La collocazione nel capitolo 19 dipende dall'origine: non è un rifiuto di una produzione industriale ordinaria ma il residuo di un impianto che tratta rifiuti. Il sottogruppo 19.01 raccoglie i residui di incenerimento e pirolisi, dalle scorie alle ceneri leggere fino ai materiali della depurazione fumi, e il 19.01.10* copre in modo specifico il carbone attivo.
L'asterisco indica una voce pericolosa senza specchio non pericoloso. Il carbone esaurito concentra proprio le sostanze che ha catturato, quindi non serve una caratterizzazione per stabilire la pericolosità: lo è per definizione. Questo condiziona deposito, imballaggio, trasporto e destino, che di norma è lo smaltimento in impianti autorizzati per rifiuti pericolosi o un trattamento termico dedicato.
Per il produttore la tracciabilità passa dal registro cronologico e dal formulario, che i soggetti tenuti all'iscrizione gestiscono in formato digitale attraverso il RENTRI. Un gestionale RENTRI serve a tenere allineati codice, quantità e destinazione senza ricostruire i dati a posteriori.
Un termovalorizzatore che brucia rifiuti urbani residui e frazioni secche produce fumi con diossine, mercurio e composti organici volatili. La linea di depurazione inietta carbone attivo in polvere a valle della caldaia, spesso insieme a bicarbonato o calce, e il tutto viene trattenuto dal filtro a maniche.
Quando il carbone lavora in letto fisso, ad esempio in un reattore a valle dello scrubber, lo scarico periodico del letto genera direttamente il 19.01.10*. Nel caso dell'iniezione in polvere il carbone finisce spesso mescolato ai residui di depurazione, e la scelta del codice dipende da come l'impianto separa i flussi.
Le quantità sono rilevanti e continue, quindi conviene lavorare con un software per RENTRI che registri ogni scarico in modo coerente con il formulario.
Gli impianti che trattano rifiuti sanitari a rischio infettivo, farmaci scaduti, solventi e residui chimici hanno fumi molto variabili, con picchi di acidi, metalli e organoclorurati. Il carbone attivo qui ha un ruolo di sicurezza, perché deve trattenere i microinquinanti che i sistemi a secco o a umido lasciano passare.
Il consumo è più alto rispetto a un impianto urbano, il carbone si satura prima e gli scarichi sono frequenti. Il rifiuto 19.01.10* esce in big bag o fusti sigillati, con un contenuto di mercurio e diossine che va dichiarato al destinatario.
La gestione rifiuti con RENTRI richiede di associare a ogni carico il codice corretto, il peso verificato e l'impianto di destinazione autorizzato.
La pirolisi e la gassificazione di rifiuti, come CSS, plastiche miste, pneumatici o fanghi essiccati, producono un gas di sintesi che viene bruciato o depurato prima dell'uso. Anche in questo caso la linea gas o la linea fumi include uno stadio di adsorbimento su carbone attivo per catturare zolfo ridotto, mercurio, tar residui e composti organici.
Il carbone esaurito di questi impianti rientra nel 19.01.10* perché il sottogruppo 19.01 copre esplicitamente la pirolisi accanto all'incenerimento. Gli impianti sono spesso di taglia piccola o sperimentale, con produzione di rifiuto discontinua.
Proprio la discontinuità rende utile un gestionale RENTRI che tenga il registro aggiornato senza dipendere da fogli separati.