Cosa rientra nel codice EER 10.03.09*, perché le scorie nere della produzione secondaria di alluminio sono rifiuti pericolosi e quali attività le producono. Con una nota sulla gestione rifiuti con RENTRI.
scorie nere della produzione secondaria
Il codice EER 10.03.09* identifica le scorie nere della produzione secondaria di alluminio. Sono i residui del trattamento delle scorie saline o di rifusioni particolari: una polvere scura, a base di ossidi di alluminio e di magnesio, spinelli, sali residui, nitruri e carburi e piccole quantità di metallo.
In pratica vi rientrano i residui della lavorazione delle scorie saline dopo la separazione del metallo e dei sali solubili, le scorie nere dei forni a riverbero e dei forni rotativi che lavorano senza sale o con poco sale. A contatto con l’acqua rilasciano gas e sono ancora reattive. La scoria nera ha una granulometria fine e, se si inumidisce, può liberare piccole quantità di ammoniaca e di altri gas.
Nell’elenco europeo la voce fa parte del sottocapitolo 10.03. Si distingue dalle scorie saline della voce 10.03.08*, più ricche di sali, e dai rifiuti del trattamento delle scorie delle voci 10.03.29* e 10.03.30, che riguardano le fasi successive.
L’asterisco segnala la pericolosità: le scorie nere vanno tenute asciutte, in contenitori chiusi o aree coperte, e conferite a impianti autorizzati al recupero o allo smaltimento. Per un impianto di rifusione o di trattamento scorie, un gestionale RENTRI che registri le scorie nere in uscita, con peso e destinatario, aiuta a documentare un flusso da tenere lontano dall’acqua.
Dopo l’estrazione del metallo dai forni rotativi e dal trattamento delle scorie saline, resta una polvere scura che non è più sfruttabile come metallo. È la scoria nera, rifiuto ancora reattivo.
La scoria si raffredda, si stocca in sacchi o in big bag chiusi e si invia a impianti autorizzati, anche per il recupero degli ossidi come materia prima in altri settori.
Con un software per RENTRI l’impianto di rifusione registra i sacchi o i big bag di scoria nera in uscita, con data e peso, e conserva l’esito della prova di reattività.
Le fonderie di pressofusione e di getti producono scorie nere dai forni di mantenimento, in quantità minori. Il rischio principale è il contatto con l’acqua.
Le scorie si raccolgono a secco, si raffreddano in bidoni chiusi e si consegnano a ditte autorizzate; l’etichetta riporta le indicazioni di sicurezza. La polvere fine va maneggiata con attenzione, per evitare la dispersione e il contatto con l’umidità.
La gestione rifiuti con RENTRI consente alla fonderia di pressofusione di collegare i pochi ritiri periodici ai forni di mantenimento, con il documento della ditta che trasporta.
Gli impianti di trattamento delle scorie producono, come frazione finale, un residuo ossidico fine da collocare presso discariche idonee o da recuperare in altri usi industriali.
Ogni partita si analizza per verificare la reattività; il materiale stabilizzato può essere destinato a recupero come materia prima secondaria. Alcuni impianti riescono a recuperare gli ossidi come materia prima per l’industria dei refrattari o dei cementi.
Un gestionale RENTRI aiuta l’impianto di trattamento delle scorie a registrare ogni carico di residuo ossidico, con la prova di reattività e la discarica o il cliente di destinazione.