04.02.16* · 2026-09-28 · 13:21:08
Il codice EER 04.02.16* raccoglie tinture e pigmenti pericolosi dell'industria tessile. Cosa comprende, come si distingue dalla voce specchio 04.02.17 e quali attività lo producono, con uno sguardo alla gestione rifiuti con RENTRI.
tinture e pigmenti contenenti sostanze pericolose
Il codice EER 04.02.16* identifica tinture e pigmenti che, per la loro composizione, rientrano tra i rifiuti pericolosi. Si tratta di residui di coloranti, paste pigmentate, bagni di tintura esausti concentrati, fondi di vasca e prodotti fuori specifica che contengono sostanze classificate come pericolose: metalli pesanti come cromo, rame o cadmio nei coloranti a complesso metallico, solventi, ammine aromatiche, composti organici alogenati.
Il codice sta nel capitolo 04, dedicato alla lavorazione di pelli e pellicce e all'industria tessile, e nel sottogruppo 04.02, rifiuti dell'industria tessile. La collocazione segue il principio dell'elenco europeo: il rifiuto si classifica in base al processo che lo genera, quindi le tinture esauste di una tintoria tessile vanno cercate qui e non tra i rifiuti di produzione dei coloranti (capitolo 06) o tra pitture e vernici (capitolo 08).
L'asterisco indica la pericolosità. Esiste la voce specchio 04.02.17, tinture e pigmenti diversi da quelli di cui alla voce 04.02.16, e la scelta tra le due dipende dalla caratterizzazione: serve conoscere la composizione attraverso le schede di sicurezza dei prodotti impiegati o con analisi sul rifiuto. Per il produttore la classificazione pericolosa incide su deposito, etichettatura, trasporto e tracciabilità, che per i soggetti obbligati passa oggi da RENTRI. Un software per RENTRI diventa utile proprio quando i flussi pericolosi sono più di uno e vanno tenuti separati nei registri.
Una tintoria per conto terzi lavora tessuti in pezza e filati in vasche, jet e autoclavi. A fine ciclo restano bagni esausti concentrati, residui di preparazione dei coloranti in cucina colori, sacchi e fusti con polvere pigmentata non più utilizzabile, lotti scaduti o fuori specifica.
Quando i coloranti impiegati contengono cromo, rame o altri componenti classificati pericolosi, oppure quando le ricette usano ausiliari e solventi che rendono il residuo pericoloso, il rifiuto si attribuisce al codice 04.02.16*. Le acque diluite avviate al depuratore seguono un percorso diverso; qui si parla dei concentrati e dei fondi che il depuratore non riceve.
Il deposito temporaneo e ogni movimentazione vanno registrati; un gestionale RENTRI aiuta a tenere allineati registro cronologico, formulari e giacenze.
La stampa su tessuto, a quadro rotativo, piano o digitale, consuma paste pigmentate, inchiostri reattivi e dispersi, addensanti e leganti. Le paste avanzate dalle vasche dei racli, i fondi dei secchi di cucina colori, i lavaggi concentrati dei quadri e le cartucce di inchiostro non esaurite formano un rifiuto che va caratterizzato prima di scegliere il codice.
Se il formulato contiene ammine, glicoli in concentrazione rilevante, biocidi o metalli complessati e la scheda di sicurezza riporta classificazioni di pericolo che si trasferiscono al rifiuto, la voce corretta è 04.02.16*. In caso contrario si usa la voce specchio 04.02.17. La decisione va documentata, perché in fase di controllo la coerenza tra ricette, schede e codice attribuito viene verificata.
La tintura in capo lavora capi confezionati, jeans e maglieria, in lavacentrifughe con coloranti diretti, reattivi, allo zolfo e indigo. I residui tipici sono i bagni concentrati non recuperabili, i coloranti in polvere ammassati sul fondo delle confezioni, i campioni del laboratorio colore e i lotti di pigmento scaduti.
Molti coloranti allo zolfo e a complesso metallico, insieme ai riducenti e ai fissatori impiegati, portano il residuo nella classe pericolosa e quindi al codice 04.02.16*. Il laboratorio, spesso di dimensioni ridotte, deve comunque distinguere questo flusso dagli scarti di fibra (04.02.21, 04.02.22) e dai fanghi di depurazione (04.02.19*, 04.02.20). La gestione rifiuti con RENTRI, dove applicabile, si semplifica se ogni flusso ha il proprio codice e la propria area di deposito.