07.06.03* · 2026-09-28 · 16:05:50
Il codice EER 07.06.03* identifica i solventi alogenati esausti, le soluzioni di lavaggio e le acque madri prodotti nel ciclo di grassi, lubrificanti, saponi, detergenti, disinfettanti e cosmetici. Cosa contiene, chi lo genera e come impostarne la gestione rifiuti con rentri senza errori di codifica.
solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio e acque madri
Il codice 07.06.03* raccoglie tre flussi liquidi con un elemento in comune: la presenza di solventi organici alogenati, cioè molecole in cui uno o più atomi di idrogeno sono sostituiti da cloro, fluoro o bromo. Diclorometano, tricloroetilene, percloroetilene e cloroformio sono i casi più ricorrenti negli stabilimenti italiani.
La descrizione ufficiale distingue tre cose. Il solvente esausto in sé, usato come mezzo di reazione o di estrazione. Le soluzioni di lavaggio impiegate per pulire reattori, miscelatori, tubazioni e filtri tra un lotto e l'altro. Le acque madri, ovvero il liquido che resta dopo la cristallizzazione o la separazione del prodotto e che trattiene solvente, impurezze e residui di reazione.
Il codice sta nel capitolo 07 perché nasce da processi chimici organici, e nel sottogruppo 07.06 perché il processo riguarda grassi, lubrificanti, saponi, detergenti, disinfettanti e cosmetici. Un liquido con composizione simile, uscito da una produzione farmaceutica o da una sintesi di chimica di base, prende un codice diverso: nel capitolo 07 conta l'origine del rifiuto, non la formula.
L'asterisco segnala una voce pericolosa assoluta, senza voce specchio non pericolosa. Il rifiuto va tenuto separato dai solventi non alogenati del 07.06.04*, perché il recupero per distillazione e la distruzione termica seguono percorsi distinti e gli alogeni condizionano la scelta dell'impianto di destino. La tracciabilità di questo codice passa dal rentri, e un gestionale rentri con l'anagrafica dei codici aggiornata riduce gli scambi tra le due voci al momento della registrazione.
Uno stabilimento che formula detergenti e disinfettanti per uso professionale lavora a lotti in miscelatori e serbatoi condivisi. Quando si passa da una formula a base solvente a una a base acquosa, le linee vengono lavate con solventi clorurati che sciolgono residui grassi, tensioattivi e principi attivi. Il liquido di lavaggio esce carico di prodotto e finisce nel 07.06.03*.
Nello stesso impianto possono restare fondi di diclorometano usato come veicolo per alcuni disinfettanti concentrati o per la pulizia degli ugelli di confezionamento. Le acque madri compaiono quando un principio attivo viene purificato per cristallizzazione prima di entrare in formula. Il produttore separa questi flussi dai solventi non alogenati e li registra come voce pericolosa assoluta; con un software per rentri il codice viene richiamato da anagrafica ed evita confusioni con il 07.06.04*.
Chi produce grassi lubrificanti e oli speciali addittivati lavora con basi minerali o sintetiche, saponi metallici, additivi antiusura e polimeri. Le cariche di grasso aderiscono alle pareti dei reattori e alle pale degli agitatori, e la pulizia tra due formule incompatibili viene ancora fatta, in alcuni reparti, con tricloroetilene o percloroetilene per la loro capacità sgrassante.
Il solvente di lavaggio raccoglie grasso, additivi e metalli dei saponi e diventa un rifiuto liquido pericoloso da classificare come 07.06.03*. Nei laboratori di controllo qualità dello stesso stabilimento i solventi clorurati servono per estrazioni e prove di solubilità, e i residui confluiscono nel medesimo codice. Le quantità sono spesso modeste ma frequenti, con molti movimenti in deposito: qui la gestione rifiuti con rentri richiede registrazioni puntuali e una scheda del codice già impostata nel gestionale.
Un laboratorio che sviluppa prodotti cosmetici e lavora materie prime aromatiche impiega solventi per estrarre principi attivi da matrici vegetali e per purificare frazioni odorose. Il diclorometano è ancora usato in alcune estrazioni per la volatilità e la selettività. Al termine dell'estrazione resta una fase liquida esausta che contiene solvente, cere, pigmenti e residui organici: sono le acque madri della lavorazione.
Alla stessa voce vanno le soluzioni con cui si lavano vetreria, evaporatori rotanti e piccoli reattori pilota, quando il solvente impiegato è alogenato. In un laboratorio i quantitativi sono ridotti e i contenitori molti, quindi il rischio è quello di raggruppare tutto sotto un codice generico. Il rifiuto va tenuto distinto dai solventi non alogenati e dalle acque di lavaggio prive di solvente. Un gestionale rentri con i codici del sottogruppo 07.06 precaricati aiuta a mantenere la distinzione già in fase di deposito.