Cosa rientra nel codice EER 01.04.13, perché i rifiuti del taglio e della segagione della pietra privi di sostanze pericolose non sono classificati come pericolosi e quali attività li producono, dai laboratori di marmo agli impianti di taglio. Con una nota sulla gestione rifiuti con RENTRI.
rifiuti prodotti dal taglio e dalla segagione della pietra, diversi da quelli di cui alla voce 01 04 07
Il codice EER 01.04.13 identifica i rifiuti del taglio e della segagione della pietra, come marmo, granito e pietre ornamentali, quando non contengono sostanze pericolose. Sono gli sfridi, i ritagli e soprattutto i fanghi di segagione prodotti dalla lavorazione dei blocchi.
In pratica vi rientrano gli sfridi e i ritagli di lastre, i fanghi di segagione (la cosiddetta marmettola, miscela di acqua e polvere fine di pietra), le polveri umide e i residui di molatura e lucidatura privi di contaminazioni. È materiale inerte, in parte solido e in parte fangoso. La marmettola è una miscela di acqua e polvere di carbonato di calcio, di aspetto lattiginoso, che si deposita in vasche di decantazione presso le segherie.
Va tenuta distinta dai rifiuti contenenti sostanze pericolose (01.04.07*) e dalle polveri e residui affini a secco (01.04.10), oltre che dagli scarti di cava grossolani.
Il codice non è pericoloso e non porta asterisco, trattandosi di inerte lapideo; resta la verifica che additivi o abrasivi impiegati non introducano contaminazioni. I fanghi di segagione vanno disidratati e possono essere avviati a recupero. Per un laboratorio del marmo, una segheria o un impianto di recupero, un software per RENTRI che registri i fanghi e gli sfridi in uscita, con peso e destinatario, aiuta a collegarli alle lastre prodotte.
Un laboratorio che taglia e lavora marmo e pietre ornamentali produce sfridi, ritagli e soprattutto fanghi di segagione dall’acqua di raffreddamento delle lame. Questi residui inerti rientrano nel codice quando non contaminati.
I fanghi vanno raccolti e disidratati, separando l’acqua di processo dalla frazione solida; gli sfridi solidi possono essere recuperati. La caratterizzazione verifica che additivi o abrasivi non introducano contaminazioni.
Con un gestionale RENTRI il laboratorio registra le uscite di fanghi di segagione disidratati con peso e data, e annota la quota di sfridi venduti come materiale.
Una segheria che riduce in lastre i blocchi di pietra genera grandi quantità di fanghi di segagione e sfridi. La marmettola, miscela fine di acqua e pietra, è il residuo più caratteristico e va gestito a parte.
La gestione prevede la disidratazione dei fanghi e lo stoccaggio idoneo prima del conferimento o del recupero. Le analisi confermano l’assenza di contaminazioni.
La gestione rifiuti con RENTRI consente alla segheria di blocchi di collegare i fanghi estratti dalle vasche ai metri cubi di pietra segata, e di valutare l’efficienza della disidratazione.
Un impianto che recupera i fanghi di segagione della pietra li tratta per ottenere materiali riutilizzabili, per esempio come filler o nell’industria dei leganti. Il fango inerte non pericoloso è la materia prima di questo recupero.
La qualità e l’assenza di contaminazioni del materiale in ingresso sono essenziali: l’impianto verifica provenienza e composizione per indirizzarlo al recupero corretto.
Un software per RENTRI aiuta l’impianto di recupero dei fanghi di segagione a registrare ogni carico con la verifica d’ingresso, e a collegare il materiale ottenuto agli impieghi successivi.