14.06.03* · 2026-09-28 · 23:07:02
Il codice EER 14.06.03* raccoglie i solventi organici esausti non alogenati e le loro miscele. Cosa comprende, perché è pericoloso, quali attività lo producono e come va caricato in un software per RENTRI.
altri solventi e miscele di solventi
Il codice EER 14.06.03* raccoglie i solventi organici esausti e le miscele di solventi che non rientrano nelle voci più specifiche del sottogruppo 14.06, cioè i clorofluorocarburi, HCFC e HFC del 14.06.01* e i solventi alogenati del 14.06.02*. In pratica vi finiscono acetone, alcoli, esteri, chetoni, idrocarburi alifatici e aromatici, diluenti nitro e le miscele che ne derivano, quando escono da un ciclo di lavoro e non sono più utilizzabili.
La collocazione nel capitolo 14 ha una logica precisa. Il capitolo copre i solventi organici, i refrigeranti e i propellenti di scarto, con esclusione esplicita dei capitoli 07 e 08, che riguardano i processi chimici organici e la produzione o l'uso di rivestimenti, adesivi e inchiostri. Il 14.06.03* è quindi il codice di chi impiega il solvente come mezzo di lavoro, tipicamente per lavaggio, sgrassaggio, pulizia di attrezzature o diluizione, e non di chi lo genera dentro un processo di sintesi o formulazione.
L'asterisco indica un rifiuto pericoloso in assoluto, senza bisogno di caratterizzare il singolo lotto. Le caratteristiche di pericolo ricorrenti sono l'infiammabilità (HP3), l'irritazione e la tossicità (HP4, HP5, HP6), in alcuni casi l'ecotossicità (HP14). Nella pratica significa contenitori chiusi ed etichettati, separazione dai solventi alogenati per non compromettere il recupero e una tracciabilità puntuale. In un gestionale RENTRI il codice va caricato con l'asterisco e con lo stato fisico corretto, perché da lì discendono i controlli sul formulario e sul registro cronologico.
In officina il solvente serve a sgrassare pezzi smontati, pulire freni e iniettori, lavare pistole e attrezzi dopo la verniciatura. Le vasche di lavaggio a ricircolo e i fusti di diluente si caricano di olio, morchie e residui di vernice fino a perdere efficacia. Quel liquido, spesso una miscela di idrocarburi, acetone e diluente nitro, esce come 14.06.03*.
Il punto delicato è la commistione. Se nella stessa vasca finiscono anche sverniciatori clorurati, il rifiuto cambia natura e il recuperatore può rifiutarlo o riclassificarlo. Tenere fusti distinti e annotare la provenienza nel software per RENTRI evita discussioni al momento del ritiro e rende coerente il quantitativo dichiarato con le giacenze reali.
Un laboratorio consuma solventi in estrazioni, cromatografia, lavaggio della vetreria e preparazione dei campioni. Metanolo, acetonitrile, esano, etanolo e acetone finiscono in taniche di raccolta insieme a tracce degli analiti trattati. Il volume è modesto ma costante, e la composizione varia da settimana a settimana.
La classificazione corretta passa dalla separazione a monte: una tanica per i non alogenati, che diventa 14.06.03*, una per i clorurati, che va in 14.06.02*. Il vantaggio è anche economico, perché la miscela non alogenata è recuperabile per distillazione. Un gestionale RENTRI consente di registrare i piccoli conferimenti interni e di produrre il movimento di registro quando la tanica viene ritirata.
Le lavanderie che hanno abbandonato il percloroetilene lavorano con solventi idrocarburici a basso odore, isoparaffine o siliconici. A fine ciclo la macchina restituisce solvente contaminato da grassi, coloranti e fibre, oltre ai residui di distillazione interna che non possono più essere riutilizzati. Trattandosi di prodotti non alogenati, la frazione liquida esausta rientra nel 14.06.03*, mentre chi usa ancora il percloroetilene resta nel 14.06.02*.
Per un esercizio di quartiere la gestione rifiuti con RENTRI si riduce a poche operazioni all'anno, ma il codice va indicato con precisione sul formulario e sul registro, perché il trasportatore e l'impianto verificano la coerenza con l'analisi di caratterizzazione fornita alla prima consegna.