14.06.01* · 2026-09-28 · 23:04:12
Il codice EER 14.06.01* copre i gas refrigeranti CFC, HCFC e HFC recuperati da impianti e apparecchi. Cosa comprende, perché è pericoloso, chi lo produce e come tenerne traccia con un gestionale RENTRI.
clorofluorocarburi, HCFC, HFC
Il codice EER 14.06.01* identifica i gas refrigeranti a base di clorofluorocarburi (CFC), idroclorofluorocarburi (HCFC) e idrofluorocarburi (HFC) quando diventano rifiuto. Si tratta delle sostanze recuperate da circuiti frigoriferi, impianti di climatizzazione, pompe di calore e, in misura minore, da bombolette e sistemi di espansione di schiume che le usavano come propellente.
Il codice sta nel capitolo 14, dedicato a solventi organici, refrigeranti e propellenti di scarto, con l'esclusione dei flussi già coperti dai capitoli 07 e 08. Il sottogruppo 14.06 raccoglie in modo specifico refrigeranti e propellenti, distinti dai solventi alogenati e non alogenati che occupano le voci successive. La logica è per natura chimica del rifiuto, non per attività che lo produce: chi svuota un circuito frigo domestico e chi bonifica un impianto industriale usano lo stesso codice.
L'asterisco indica un rifiuto pericoloso. I CFC e gli HCFC danneggiano lo strato di ozono, gli HFC hanno un potenziale di riscaldamento globale molto alto, e tutte queste sostanze sono gas compressi che vanno raccolti in bombole idonee, senza rilascio in atmosfera. La pericolosità implica una gestione tracciata: il codice va riportato correttamente nel registro cronologico e nei formulari, e per chi lavora con il RENTRI la coerenza tra quantità recuperate e quantità conferite è il primo controllo da fare. Un software per RENTRI serve soprattutto qui, dove i quantitativi sono piccoli, frequenti e misurati in chilogrammi.
Il frigorista produce 14.06.01* ogni volta che svuota un circuito prima di un intervento: sostituzione di un compressore, riparazione di una perdita, smantellamento di un impianto a fine vita. Il gas viene recuperato con una stazione dedicata e travasato in bombole di recupero, che si riempiono nel corso di settimane con piccoli prelievi da cantieri diversi.
Il problema tipico è la tracciabilità di quantità minime e sparse. Il registro va tenuto per singolo carico, con il peso della bombola prima e dopo, e quando il rifiuto viene conferito al recuperatore la somma deve tornare. Un gestionale RENTRI che accetta registrazioni in chilogrammi e le collega al formulario evita la ricostruzione a fine mese.
Gli impianti che trattano frigoriferi, congelatori e climatizzatori dismessi (raggruppamento R1) estraggono in una prima fase il gas dal circuito e l'olio dal compressore. I CFC dei frigoriferi più vecchi, gli HCFC di quelli intermedi e gli HFC degli apparecchi recenti finiscono in bombole separate o miscelate, a seconda della linea.
Nei modelli più datati anche la schiuma isolante poliuretanica contiene CFC come agente espandente, e la fase di frantumazione in atmosfera controllata li cattura e li condensa. Le quantità qui sono rilevanti e continue, e il codice 14.06.01* compare in uscita come rifiuto prodotto dal trattamento. La gestione rifiuti con RENTRI richiede di legare ogni bombola in uscita al lotto lavorato.
Le officine che fanno manutenzione dell'aria condizionata dei veicoli usano una stazione di recupero e ricarica. Prima di ogni intervento sul circuito, il refrigerante residuo viene aspirato, filtrato e in parte riutilizzato. La quota che non può essere rigenerata, perché contaminata da olio, umidità o gas diversi, resta nella bombola di scarto della macchina ed è 14.06.01*.
Nelle vetture in circolazione il gas più diffuso è ancora l'HFC R134a. Le quantità per singola auto sono nell'ordine di poche centinaia di grammi, quindi il rifiuto si accumula lentamente e il conferimento avviene poche volte l'anno. Il rischio è dimenticare le registrazioni intermedie: un software per RENTRI con promemoria sui carichi in giacenza aiuta a non arrivare al formulario con dati scoperti.