16.02.13* · 2026-09-28 · 23:56:27
Il codice EER 16.02.13* identifica le apparecchiature elettriche ed elettroniche dismesse che contengono componenti pericolosi diversi da PCB e sostanze lesive per l'ozono. Cosa comprende, chi lo produce e come si inquadra nella gestione rifiuti con RENTRI.
apparecchiature fuori uso, contenenti componenti pericolosi (1) diversi da quelli di cui alle voci 16 02 09 e 16 02 12
Il codice 16.02.13* raccoglie le apparecchiature dismesse che contengono ancora componenti pericolosi, quando questi componenti non sono PCB (voce 16 02 09) e non sono clorofluorocarburi o altre sostanze lesive per l'ozono (voce 16 02 12). È una voce residuale, ma nella pratica è una delle più usate del sottogruppo: copre monitor a tubo catodico, display retroilluminati con lampade al mercurio, apparecchi con batterie o condensatori non rimossi, schede con interruttori al mercurio, alimentatori e inverter con componenti classificati pericolosi.
La nota (1) dell'elenco aiuta a capire il perimetro. Tra i componenti pericolosi rientrano, a titolo di esempio, accumulatori e batterie del gruppo 16 06 contrassegnati come pericolosi, interruttori a mercurio, vetri di tubi a raggi catodici e altri vetri attivati. Finché questi componenti restano dentro l'apparecchio, l'apparecchio è pericoloso nel suo insieme. Se vengono rimossi e gestiti a parte, il residuo può scendere alla voce 16.02.14.
Il rifiuto sta nel capitolo 16 perché non è legato a un ciclo produttivo specifico: un ufficio, un laboratorio e un'officina possono produrlo allo stesso modo. L'asterisco impone la gestione come rifiuto pericoloso, con deposito separato, tracciabilità documentale e conferimento a impianti autorizzati per i RAEE.
Su questo codice la gestione rifiuti con RENTRI mostra la sua utilità pratica: le apparecchiature arrivano spesso in lotti misti e la scelta tra 16.02.13* e 16.02.14 va motivata e registrata con precisione.
Chi installa e manutiene impianti elettrici sostituisce di continuo inverter, gruppi di continuità, quadri con schede di controllo e alimentatori. Molti di questi apparecchi escono dal cantiere con la batteria tampone ancora a bordo, con condensatori di grossa taglia o con display a lampade fluorescenti al mercurio. In quelle condizioni il codice corretto è 16.02.13*.
Il problema tipico è il deposito in magazzino: gli inverter dismessi finiscono accanto a cavi e canaline e nessuno annota da quale intervento provengono. Un gestionale RENTRI collegato alla commessa permette di registrare il carico al rientro dal cantiere e di tenere separato il flusso pericoloso da quello del 16.02.14 e dei metalli.
Un laboratorio di analisi rinnova con frequenza analizzatori automatici, centrifughe, spettrofotometri, lettori di micropiastre e frigoriferi per reagenti. Le apparecchiature hanno spesso batterie interne per la memoria e l'orologio, lampade UV o al mercurio per la lettura ottica, display retroilluminati e alimentatori con condensatori elettrolitici. Finché questi componenti restano montati, lo strumento dismesso va classificato come 16.02.13*.
La dismissione avviene di solito in occasione della sostituzione da parte del fornitore, ma la responsabilità del rifiuto resta al laboratorio. Registrare ogni strumento con matricola e data di scarico in un software per RENTRI riduce le contestazioni in caso di controllo e rende semplice ricostruire la catena fino all'impianto di trattamento.
Un centro assistenza informatica riceve dai clienti computer, notebook, monitor, stampanti e gruppi di continuità che non conviene più riparare. Notebook con batteria saldata, UPS con accumulatori al piombo integrati, vecchi monitor a tubo catodico e schermi LCD con retroilluminazione CCFL contengono componenti che rientrano nella nota (1) e portano al codice 16.02.13*.
Il volume è discontinuo: settimane vuote e poi decine di pezzi in una volta, ad esempio dopo il rinnovo del parco macchine di un cliente. La gestione rifiuti con RENTRI aiuta a distinguere i pezzi da cui è stata rimossa la batteria, scaricabili come 16.02.14, da quelli rimasti integri, e a tenere il deposito entro i limiti previsti prima del conferimento.