16.02.10* · 2026-09-28 · 23:52:40
Il codice EER 16.02.10* copre quadri, armadi e dispositivi elettrici fuori uso contenenti PCB o contaminati, esclusi trasformatori e condensatori. Cosa comprende, chi lo produce e come tracciarlo con un software per RENTRI.
apparecchiature fuori uso contenenti PCB o da essi contaminate, diverse da quelle di cui alla voce 16 02 09
Il codice 16.02.10* identifica apparecchiature fuori uso che contengono policlorobifenili (PCB) o che ne sono state contaminate, escluse quelle già coperte dalla voce 16 02 09*, cioè trasformatori e condensatori. In pratica qui finiscono quadri, armadi, pannelli di comando, interruttori, dispositivi di controllo e altri componenti elettrici ed elettronici che hanno assorbito PCB, di solito per perdite di olio dielettrico da un trasformatore vicino o per contatto diretto durante gli anni di servizio.
La collocazione nel capitolo 16, rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco, dipende dal fatto che il rifiuto non nasce da un processo produttivo definito ma dalla dismissione di beni. Il sottogruppo 16 02 raccoglie le apparecchiature elettriche ed elettroniche a fine vita e le distingue in base al contenuto di sostanze pericolose.
L'asterisco segna la pericolosità assoluta: la voce è pericolosa a prescindere dalla concentrazione, quindi non serve una caratterizzazione analitica per stabilirlo. Il PCB è persistente, si accumula negli organismi e libera composti tossici se bruciato in modo incontrollato. Nella pratica questo rifiuto va tenuto separato dagli altri RAEE, custodito in modo che l'olio contaminato non si disperda e conferito a impianti autorizzati al trattamento del PCB.
Sul piano documentale ogni movimentazione va registrata. Per i soggetti tenuti al RENTRI, un software per RENTRI aiuta a riportare il codice corretto su registro e formulario e a conservare la storia del rifiuto dalla cabina all'impianto di destino.
Le società che gestiscono reti di distribuzione (ATECO 35.13.00) hanno in esercizio cabine secondarie e sottostazioni costruite tra gli anni Sessanta e Ottanta, quando l'olio a base di PCB era di uso comune nei trasformatori. Il trasformatore dismesso va in 16.02.09*, ma il PCB non resta confinato: gocciolamenti e trasudazioni impregnano nel tempo il quadro di media tensione, gli scomparti, i sezionatori e la strumentazione di misura montata nella stessa cella.
Quando la cabina viene rinnovata, tutto ciò che risulta contaminato ma non è né trasformatore né condensatore prende il codice 16.02.10*. Con decine di cabine in programma, la gestione rifiuti con RENTRI richiede un gestionale che associ ogni carico alla cabina di origine e al formulario emesso.
Gli installatori con codice ATECO 43.21.01 o 43.21.02 intervengono spesso su impianti industriali datati per sostituire quadri di distribuzione, armadi di comando e pannelli di controllo. In stabilimenti con cabina propria capita di trovare quadri posati accanto a trasformatori in olio PCB, con tracce di dielettrico sui fondi degli armadi e sulle canaline.
In questo caso l'impresa che smonta diventa produttore del rifiuto e non può classificare quei quadri come RAEE ordinari. Il materiale contaminato va confinato in contenitori a tenuta e codificato come 16.02.10*. Un gestionale RENTRI consente al cantiere di aprire la posizione del rifiuto già in fase di smontaggio, evitando di ricostruire dopo settimane cosa è stato rimosso e da quale impianto.
Molte aziende manifatturiere di medie dimensioni alimentano i propri macchinari da una cabina MT/BT interna. Nei siti storici il trasformatore originario era in olio PCB e le perdite accumulate negli anni hanno contaminato il quadro generale, i dispositivi di comando dei macchinari collegati e talvolta le apparecchiature di controllo di processo installate nel locale tecnico.
Al momento di bonificare la cabina o di dismettere una linea produttiva, la manutenzione interna separa i pezzi puliti da quelli con residui oleosi: i secondi vengono classificati 16.02.10*. Per uno stabilimento che gestisce già altri codici pericolosi, un software per RENTRI integrato con il registro di carico e scarico permette di trattare questo rifiuto occasionale con la stessa tracciabilità dei flussi abituali.