Cosa rientra nel codice EER 17.03.01*, perché le miscele bituminose con catrame di carbone sono rifiuti pericolosi e quali attività le producono. Con una nota sulla gestione rifiuti con RENTRI.
miscele bituminose contenenti catrame di carbone
Il codice EER 17.03.01* identifica le miscele bituminose contenenti catrame di carbone. Il catrame di carbone, sottoprodotto della distillazione del carbone, è stato usato in passato nelle pavimentazioni stradali, e contiene idrocarburi policiclici aromatici cancerogeni. Le strade vecchie possono contenerne.
In pratica vi rientrano il fresato di asfalto proveniente da pavimentazioni storiche, i frammenti di manto stradale demolito, i residui di vecchie impermeabilizzazioni e le miscele di piazzali industriali con strati a base di catrame. La presenza si accerta con analisi sul materiale. Il catrame di carbone è stato usato per le pavimentazioni fino agli anni Settanta, e il fresato delle strade più vecchie può ancora contenerne.
Nell’elenco europeo la voce apre il sottocapitolo 17.03, dedicato a bitumi e catrame. Ha come voce gemella non pericolosa la 17.03.02, per l’asfalto comune. Il catrame puro o i prodotti con catrame hanno la voce 17.03.03*.
L’asterisco segnala la pericolosità: l’asfalto vecchio va analizzato prima di essere recuperato, e se contiene catrame si consegna a impianti autorizzati. Per un’impresa stradale o un ente gestore, un gestionale RENTRI che registri a parte il fresato con catrame, con analisi e destinatario, aiuta a separarlo dall’asfalto riciclabile.
Chi rifà manti stradali fresa grandi quantità di asfalto. Sulle strade più vecchie, l’analisi può rilevare catrame, che cambia la classificazione.
Il fresato si campiona prima della rimozione; se positivo, si tiene separato e si invia a impianti autorizzati, senza reimpiego nei nuovi asfalti. Il laboratorio indica il contenuto di IPA nel campione.
Con un software per RENTRI l’impresa registra il fresato pericoloso per cantiere e per impianto, e conserva le analisi sul contenuto di IPA.
Comuni, province e gestori di aree industriali programmano la manutenzione di pavimentazioni storiche, dove il catrame è più probabile.
Le indagini preliminari sul materiale permettono di prevedere i costi e di pianificare i trasporti. I gestori di piazzali industriali conservano i risultati delle indagini, per decidere i tempi del rifacimento.
La gestione rifiuti con RENTRI consente all’ente gestore di collegare i volumi di asfalto pericoloso alle strade da rifare e ai costi di smaltimento.
Gli impianti che trattano asfalto di recupero verificano l’assenza di catrame, per evitare di contaminare i nuovi conglomerati. L’analisi del benzo(a)pirene è il test più usato per riconoscere il catrame nell’asfalto vecchio.
Ogni carico si controlla all’ingresso con analisi o certificati; il materiale positivo si rifiuta o si invia ad altro impianto.
Un software per RENTRI aiuta l’impianto di asfalto a registrare i carichi respinti o accettati, con i certificati di assenza di catrame.