19.07.02* · 2026-09-29 · 03:04:23
Il codice EER 19.07.02* identifica il percolato di discarica classificato pericoloso. Cosa è, perché sta nel capitolo 19, quali attività lo producono e come tracciarlo con un gestionale RENTRI.
percolato di discarica, contenente sostanze pericolose
Il codice 19.07.02* identifica il percolato prodotto da una discarica quando contiene sostanze pericolose in concentrazioni tali da renderlo un rifiuto pericoloso. Il percolato è il liquido che si forma per infiltrazione di acqua meteorica nel corpo rifiuti e per la degradazione della frazione umida abbancata. Attraversando gli strati, si carica di sali, azoto ammoniacale, metalli, composti organici e altre sostanze rilasciate dal materiale in decomposizione.
Il codice sta nel capitolo 19 perché la discarica è a tutti gli effetti un impianto di gestione rifiuti e il percolato è un rifiuto generato dall'impianto stesso, non dal produttore originario dei materiali conferiti. Il sottogruppo 19.07 è dedicato in modo esclusivo al percolato di discarica e distingue due voci: la 19.07.02*, pericolosa, e la 19.07.03, non pericolosa. La scelta tra le due non è a discrezione del gestore: dipende dalla caratterizzazione analitica del liquido e dalla verifica delle caratteristiche di pericolo HP.
L'asterisco comporta le conseguenze tipiche dei rifiuti pericolosi: classificazione documentata con analisi, stoccaggio in serbatoi o bacini a tenuta, trasporto con vettori autorizzati per la categoria, tracciabilità puntuale di ogni carico. La destinazione più comune è il trattamento in impianti di depurazione autorizzati, spesso chimico-fisico seguito da biologico o da osmosi inversa, con gestione separata dei concentrati residui.
È il produttore tipico del codice. Nelle discariche per rifiuti urbani e speciali non pericolosi il percolato viene raccolto dal sistema drenante di fondo, convogliato ai pozzi di rilancio e stoccato in serbatoi in attesa del ritiro. Il fatto che i rifiuti abbancati siano non pericolosi non garantisce che lo sia anche il percolato: la concentrazione di ammoniaca, cloruri, metalli e composti organici può superare le soglie e far scattare la classificazione 19.07.02*.
I volumi sono legati alla piovosità e alla superficie scoperta, con picchi stagionali che impongono ritiri frequenti. Ogni carico va registrato e accompagnato dal formulario; un software per RENTRI aiuta a gestire decine di movimentazioni mensili senza errori nei registri.
Una discarica esaurita continua a produrre percolato per anni dopo la chiusura, anche con capping definitivo, perché la degradazione della massa e le infiltrazioni residue proseguono. Il gestore resta responsabile della raccolta e dello smaltimento per tutto il periodo di post-gestione fissato dall'autorizzazione.
In questa fase il percolato tende a diventare più concentrato: meno acqua di diluizione, maggiore carico di azoto ammoniacale e sostanze recalcitranti. Le analisi periodiche stabiliscono se il liquido resta nella voce pericolosa 19.07.02* o può passare alla 19.07.03. La documentazione va conservata e resa coerente nel tempo, e un gestionale RENTRI consente di collegare analisi, registro cronologico e formulari in un unico archivio consultabile anche a distanza di anni.
Le imprese che intervengono su discariche dismesse, abbancamenti abusivi o siti in messa in sicurezza intercettano percolato durante scavi, drenaggi e svuotamenti di vasche. In questi contesti il liquido è spesso di qualità imprevedibile, perché la natura dei rifiuti interrati non è documentata e possono essere presenti solventi, oli, metalli o residui industriali.
La classificazione richiede quindi campionamenti mirati e analisi complete prima di assegnare il codice 19.07.02*. L'impresa opera come produttore del rifiuto nell'ambito del cantiere e deve organizzare stoccaggio temporaneo, trasporto e conferimento a impianti autorizzati. La gestione rifiuti con RENTRI, in cantieri con più codici e più destinatari, riduce il rischio di incongruenze tra quanto scavato, quanto stoccato e quanto conferito.