16.09.03* · 2026-09-29 · 00:43:46
Il codice EER 16.09.03* copre i perossidi, con il perossido d'idrogeno come esempio. Vediamo cosa rientra nella voce, perché sta tra le sostanze ossidanti e quali attività lo producono, con qualche nota pratica sulla gestione rifiuti con RENTRI.
perossidi, ad esempio perossido d'idrogeno
Il codice 16.09.03* identifica i rifiuti costituiti da perossidi, con il perossido d'idrogeno citato come esempio nella voce ufficiale. Si tratta di composti che contengono il legame ossigeno-ossigeno e che cedono ossigeno con facilità: acqua ossigenata in soluzioni concentrate, perossidi organici usati come catalizzatori o iniziatori di polimerizzazione, perossidi inorganici solidi come quelli di sodio o di bario. Rientrano nel codice i prodotti scaduti, le rimanenze non più utilizzabili, le soluzioni degradate e i lotti fuori specifica, purché il contenuto resti sostanzialmente il perossido e non una miscela con altri reagenti.
La collocazione nel capitolo 16, rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco, dipende dal fatto che il perossido non è legato a un ciclo produttivo preciso. Lo stesso prodotto può arrivare da un laboratorio, da un'officina di compositi o da un impianto di sanificazione. Per questo la voce sta nel sottogruppo 16.09, dedicato alle sostanze ossidanti, accanto a permanganati, cromati e altri ossidanti non classificati altrove.
L'asterisco segnala un rifiuto pericoloso. Il rischio principale è l'ossidazione violenta a contatto con materiali combustibili, metalli in polvere o sostanze riducenti, con sviluppo di calore e ossigeno. Alcuni perossidi organici sono inoltre sensibili a urti e temperatura. Il deposito va tenuto separato dagli altri rifiuti, in contenitori compatibili con il prodotto e conformi alle indicazioni della scheda di sicurezza. Nel registro RENTRI la voce va caricata con il codice completo di asterisco e con le caratteristiche di pericolo attribuite in base alla classificazione della sostanza di partenza.
Nei laboratori di analisi il perossido d'idrogeno serve per la digestione dei campioni, per la determinazione della domanda chimica di ossigeno e come reagente in numerose metodiche. Le soluzioni al 30 per cento perdono titolo con il tempo e con l'esposizione alla luce, e un flacone aperto da mesi non garantisce più il risultato analitico.
Il laboratorio si ritrova così con reagenti scaduti, flaconi mezzi pieni e soluzioni preparate e non utilizzate. Se il contenuto è ancora costituito dal perossido, senza miscelazione con solventi o acidi, il codice corretto è 16.09.03*. Un gestionale RENTRI aiuta a tenere distinta questa voce dai solventi e dagli altri reagenti di laboratorio, che hanno codici propri.
Chi lavora resine poliestere e vinilestere usa perossidi organici, in particolare il metiletilchetone perossido, come catalizzatore di reticolazione. Il prodotto arriva in taniche e ha una scadenza precisa; oltre quella data la reattività cala e il fornitore non garantisce più i tempi di gelificazione.
Le confezioni scadute, i fondi di tanica e le partite conservate male, ad esempio esposte al sole nel piazzale, diventano rifiuto con codice 16.09.03*. Il catalizzatore non va mai stoccato accanto agli acceleranti al cobalto, con cui reagisce violentemente. In fase di registrazione nel software per RENTRI conviene descrivere il prodotto con il nome commerciale e la percentuale di principio attivo, così il destinatario sa cosa riceve.
Le imprese che eseguono sanificazioni ambientali, disinfezione di serbatoi e trattamento di superfici in ambito alimentare impiegano perossido d'idrogeno stabilizzato, spesso in concentrazioni tra il 10 e il 35 per cento, da solo o in soluzione con acido peracetico. I fusti restano in magazzino tra una campagna e l'altra e non sempre vengono consumati entro la scadenza.
Il prodotto degradato, le taniche con residui e le miscele preparate per il ciclo e non impiegate rientrano nel codice 16.09.03*. Il dato da raccogliere per la gestione rifiuti con RENTRI è la quantità effettiva di ogni conferimento, non il volume nominale del contenitore, perché è il peso reale del rifiuto che va riportato nel registro al momento del carico.