06.05.02* · 2026-09-28 · 14:21:05
Il codice EER 06.05.02* identifica i fanghi pericolosi che escono dagli impianti interni di depurazione degli stabilimenti della chimica inorganica. Origine del rifiuto, attività che lo producono e tracciabilità con un gestionale RENTRI.
fanghi prodotti dal trattamento in loco di effluenti, contenenti sostanze pericolose
Il codice 06.05.02* identifica i fanghi che si formano quando uno stabilimento della chimica inorganica depura le proprie acque di processo direttamente in sito, prima dello scarico o del riutilizzo. Il capitolo 06 raccoglie i rifiuti dei processi chimici inorganici: produzione di acidi, basi, sali, ossidi metallici, alogeni e composti dello zolfo, dell'azoto e del fosforo. Il sottogruppo 06.05 isola una frazione specifica di questi rifiuti, cioè i fanghi che escono dall'impianto di trattamento degli effluenti interno allo stabilimento. Non sono quindi fanghi di un depuratore consortile o civile, che ricadono in altri capitoli, ma il residuo della depurazione svolta dal produttore stesso.
Il fango deriva in genere da neutralizzazione, precipitazione chimica, flocculazione e sedimentazione, spesso seguite da ispessimento o filtropressa. Nella matrice si concentra ciò che il trattamento ha rimosso dall'acqua: metalli, sali poco solubili, residui dei reagenti di depurazione e tracce delle sostanze lavorate a monte.
L'asterisco indica un rifiuto pericoloso. La pericolosità dipende dalle sostanze presenti nel fango e va verificata con analisi sul rifiuto reale, non presunta dal solo ciclo produttivo. Il catalogo prevede la voce speculare 06.05.03 per i fanghi diversi da quelli del 06.05.02*, e la scelta tra le due passa dalla caratterizzazione. Per un rifiuto pericoloso la qualità dei dati conta di più: la gestione rifiuti con RENTRI, appoggiata a un software per RENTRI, aiuta a tenere allineati registro cronologico, formulari e certificati analitici.
Un impianto che produce acidi, basi e sali inorganici scarica acque di processo con pH estremi e carichi di metalli, solfati, fluoruri o cloruri, a seconda delle linee attive. Queste acque vengono trattate in un impianto interno, di norma con correzione del pH a calce o soda, precipitazione degli idrossidi metallici e sedimentazione.
Il fango che si accumula nel decantatore e poi in filtropressa raccoglie i metalli precipitati e i sali insolubili. Se le analisi confermano concentrazioni di sostanze pericolose, il rifiuto va classificato 06.05.02*. In uno stabilimento di questo tipo i lotti sono frequenti e voluminosi, e un gestionale RENTRI ben impostato riduce gli errori tra registro e formulari.
Le aziende che fabbricano pigmenti inorganici, ossidi di ferro, di cromo o di zinco e altri composti coloranti generano reflui carichi di metalli in soluzione, di residui di lavaggio e di reagenti di sintesi. Il lavaggio dei filtri e delle vasche di reazione produce acque che non possono essere scaricate senza depurazione.
L'impianto di trattamento interno precipita i metalli e separa i solidi, che finiscono in un fango ispessito. La presenza di cromo, zinco o altri metalli in forma disponibile porta spesso alla classificazione 06.05.02*. La caratterizzazione va ripetuta quando cambiano le linee di prodotto, perché la composizione del fango segue le ricette in lavorazione a monte.
Chi produce ipoclorito, cloruro ferrico, policloruro di alluminio e altri sali usati nella potabilizzazione e nella depurazione lavora con acidi forti, cloro e soluzioni saline concentrate. Gli spurghi di processo, i lavaggi dei reattori e le acque di prima pioggia dei piazzali confluiscono in un impianto di depurazione aziendale.
La neutralizzazione e la sedimentazione lasciano un fango ricco di idrossidi di ferro e alluminio, cloruri e tracce dei composti alogenati lavorati. Quando le analisi rilevano sostanze pericolose il codice corretto è il 06.05.02*. Anche qui la tracciabilità pesa: registrare movimenti e analisi in un software per RENTRI tiene ordinata la documentazione richiesta ai trasportatori e agli impianti di destino.